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Sportive Coaching

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Il mondo dello sport oggi giorno è pieno di sfide e difficoltà, gli atleti sia di sport individuali che di squadra sono sottoposti a pressioni molto importanti a partire anche dalla giovane età.

Si ha quasi l’impressione di essere nel mondo del lavoro.

Quando mi capita di lavorare con ragazzi e ragazze o bambini dai 7 anni in su, la prima cosa che noto è proprio un’ansia da prestazione legata alla performance che porta un risultato spesso sconveniente: quello di rendere di più in allenamento che in gara o in partita.

In effetti il mondo emotivo per quanto ci dia un senso di profondità e anche una dimensione di quanto per noi sia importante quello che stiamo facendo, può arrivare anche a complicarci la vita se non lo sappiamo gestire.

In tutti gli sport quindi diventa importante sviluppare un equilibrio psico-emotivo che permette al giocatore o all’atleta di mettersi alla giusta distanza dalla situazione, dal problema, dall’attività sportiva che sta svolgendo, in modo da poter rendere al meglio e manifestare la sua miglior performance.

Un mito da sfatare a mio parere è quello che nello sport bisogna sempre dare il massimo. Lavorando in questo settore mi sono accorta che è preferibile dare il meglio. Non è necessario spingere il motore continuamente al massimo, è consigliabile invece accorgerci quando è il momento di accelerare e quando è il momento di rallentare proprio come alla guida della macchina: se sto guidando la mia automobile e sono in discesa, non posso tenere costantemente il piede sull’acceleratore perché acquisterei una velocità accessiva, giusto? È possibile invece che io debba spingere il pedale del freno. Quando invece devo andare in salita allora è importante spingere sull’acceleratore. Dare sempre il massimo significa spingere costantemente sull’accelerazione, credo che non sia un buon atteggiamento.

Un altro mito da sfatare è quello che bisogna sempre e assolutamente “crederci”.

Credo che non sia necessario, sembrerà una provocazione… la cosa importante da fare è riuscire a visualizzare il risultato compiuto, l’atleta deve riuscire a vedere se stesso mentre compie la performance desiderata. Questo è fondamentale perché nello sport come in altri settori la mente guida il corpo proprio come fa un generale con il suo esercito. Il corpo esegue quello che la mente immagina, meglio che può secondo le sue possibilità.

Visualizzare in anticipo quello che l’atleta vuole riuscire a compiere è importante per creare quella neurologia che il corpo poi trasformerà in azione.

La base dell’allenamento mentale nel mondo dello sport è proprio questa.

Vuol Disney diceva “se puoi sognarlo puoi farlo”… e questa è una grande verità.

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