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La vera libertà

la vera libertà

Oggi vorrei raccontarvi un aneddoto filosofico che narra di due contendenti, uno studioso ed un saggio maestro, che lottano per la conoscenza e per la verità, non come in altre storie in cui si lotta per la conquista del potere.
Come sempre non ci sono vincitori senza vinti, difatti come si potrebbe proclamare vincitore chi sta ritto sui propri piedi quando trionfante ne tiene uno sul petto del povero sconfitto?
Ebbene, quando ascoltiamo una storia non siamo tenuti necessariamente a schierarci per l’uno o per l’altro contendente, e fintanto che il racconto dura ci sentiamo sereni nell’essere esonerati dal dover parteggiare.
Nella vita però funziona diversamente e, quando siamo chiamati ad agire e a decidere, eccoci alle prese con i conflitti interni che si creano ogni qualvolta divenga necessario prendere una posizione…

Uno studioso chiese ad un saggio: “Come fanno parti separate a fare un Tutto?”
Rispose il saggio: “Ciò che è disperso ovunque diventa un Tutto intero solo trovandone il suo centro. Da qui la cosa appare semplice, quasi banale. Ma per far del Tutto l’esperienza o poterlo anche donare non occorre sapere o fare.”
Lo studioso obiettò: “Per conoscere la verità occorre sapere tutti i fatti prima!” Ma il saggio maestro lo contraddisse: “Solo quando la verità è abbastanza vecchia potrai conoscere tutti i fatti, ma a quel punto anche tu sarai invecchiato. La verità che ci fa crescere invece è rischiosa e ignota e si compie con l’esperienza. Se esitiamo ad agire perché vogliamo sapere più del necessario, perdiamo la possibilità di crescere.”

Lo studioso voleva conoscere la verità una volta per tutte, inforcò la bicicletta e si inoltrò in piena campagna dove trovò un sentiero meno battuto del solito. Non vi erano cartelli stradali perciò si affidò a seguire ciò che vedeva davanti a sé, animato dalla voglia di avventura. Il sentiero finiva bruscamente sulle rive di un fiume ed il giovane capì che, se voleva proseguire, doveva lasciare sulla sponda tutto quanto aveva con sé. Se fosse andato avanti sapeva che avrebbe perso quel solito solido terreno sotto i piedi, e sapeva che sarebbe stato trasportato da una forza più grande di lui, la corrente dell’acqua. Esitante, tornò indietro. Sulla via del ritorno, riflettendo, realizzò quanto poco di veramente utile conoscesse e quanto quel poco fosse anche difficile da trasmettere agli altri…

Un po’ più tardi incontrò il saggio maestro e gli chiese: “Qual è il tuo segreto nell’aiutare gli altri? Spesso la gente viene da te chiedendoti un consiglio su cose di cui sai ben poco, eppure quando se ne vanno si sentono meglio.”
Il saggio rispose: “Quando qualcuno non è in grado di procedere non significa per forza che non conosca la strada. Magari cerca sicurezza mentre ci sarebbe soltanto bisogno di coraggio, oppure cerca la libertà quando di fatto non c’è scelta. Il maestro quindi deve rimanere quieto davanti a questo come un punto fermo e centrale con intorno il caos. In quelle occasioni devo cercare il mio centro e lì rimanere attendendo una voce che da dentro di me sentirò essere vera.”

Nella vita di tutti giorni chiaramente è molto difficile rimanere punti fermi quando intorno a noi c’è caos e confusione. Eppure è l’unica cosa veramente saggia e utile da fare. Molte scuole di pensiero ormai hanno dimostrato quanto sia dannoso prendere decisioni in stati di coscienza alterati, sotto la pressione di forti emozioni o pensieri che ci turbano (o che ci esaltano).
Abbiamo la fortuna in questa epoca di poter usufruire di molte tecniche e tanti strumenti fondamentali per la gestione degli stati d’animo e il ritrovamento della centratura personale, di quello stato di quiete psico-emotivo che ci permette di stare al centro di noi stessi.

Il Medoto Timelight di Mental coaching è soltanto uno di questi strumenti, ed è sempre un onore per me aiutare chi ha bisogno di trovare la sua strada.

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