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Il buono e il cattivo

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Nella nostra cultura tendiamo a dividere il mondo in una parte “buona” che ha diritto di esistere e una “cattiva”, che in fondo non dovrebbe neppure esserci sebbene sia presente e assolutamente operante. Alla prima parte associamo termini come: bene, salute o anche pace, positività…E’ quella che nel Taoismo viene rappresentata come la parte bianca. Alla seconda vengono associati termini come: male, colpa, negatività, guerra e così via e a questa viene associata la parte nera del Tao. Ciò dipende dal fatto che chiamiamo buono e auspicabile quello che per noi è agevole mentre definiamo nocivo e cattivo quello che per noi è penoso e faticoso

Ad un più attento esame però ci accorgiamo, ahimé, che la forza propulsiva del mondo si basa proprio su ciò che chiamiamo penoso e cattivo. La sfida a fronteggiare il nuovo infatti, nasce da ciò che preferiremmo eliminare e da questo dipende anche l’accesso alle risorse più interne dentro di noi, proprio per trovare il modo di migliorare la nostra condizione. Sottraendosi quindi da quello che è difficile oppure escludendo questa parte, perdiamo niente meno che ciò che vorremmo conservare, cioè la nostra spinta propulsiva alla vita, alla libertà alla dignità e alla grandezza.

Chi riesce ad affrontare la parte “nera del Tao”, deve esser legato alle prove proprie radici e alle fonti della propria forza interiore, perché ad esse deve poter attingere per trovare il coraggio ed andare avanti.
Queste persone sono ben più che buone o cattive, esse sono in armonia con qualcosa di più grande, di universale, con le forze e la profondità in esso contenute.

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