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La paura e le ferite

Oggi vi racconto una breve storia che parla delle conseguenze sulla nostra vita per chi ha convissuto con l’emozione della paura troppo a lungo, durante momenti storici significativi come quelli caratterizzati dalle guerre.

Dopo la Guerra dei Trent’anni, in Europa erano tempi molto duri. La gente tornò dai rifugi nella foresta e cominciò a ricostruire le case nei paesi. Le persone ripresero a lavorare i campi e cominciarono ad amministrare quel poco che era rimasto e, dopo un anno, le persone celebrarono il primo raccolto in tempo di pace.

In una di queste terre, al limite di un villaggio, si trovava una casa con tutte le porte murate. A volte la gente passando di lì, credeva di sentire rumori che provenivano dall’interno, ma poiché erano così tante le cose da fare e così tante le preoccupazioni, nessuno alla fine se ne curava di scoprire cosa potesse esserci dentro quella casa.

Una notte, un cucciolo si mise a guaire penosamente di fronte a quella porta murata, era ferito. All’improvviso, un po’ di malta cadde dalla porta e un mattone venne spostato…Una mano sollevò il cucciolo e lo fece passare attraverso l’apertura. Allora c’era ancora qualcuno nella casa, qualcuno che non voleva sapere che la guerra era finita e che regnava ormai la pace.

L’uomo, rinchiuso in quella casa, curò il cucciolo. Lo tenne in braccio, si prese cura delle tue ferite e sentì il suo calore vitale. Mentre il cucciolo dormiva nelle sue braccia, l’uomo guardò fuori attraverso la piccola apertura e vide delle stelle lontane. Per la prima volta dopo tanto tempo respirò l’aria fresca della notte. Quando venne giorno, un galletto cantò e il cucciolo si svegliò. L’uomo allora, capì che doveva lasciarlo andare. Quindi lo spinse attraverso la piccola apertura e il cucciolo zampettò via per tornare trai suoi simili.

Quando il sole fu alto, alla casa si avvicinarono dei bambini. Videro un’apertura e sbirciarono dentro. C’era l’uomo sconosciuto che si era addormentato.

Dare uno sguardo alla libertà e alla vita anche soltanto per un momento, lo aveva soddisfatto e stancato….

Questa che ho raccontato è solo una piccola storia, ma si dice che ad esempio dopo la guerra in Vietnam, alcune persone siano rimaste nascoste per anni dopo la fine della guerra, continuando a credere che fosse necessario difendersi. Quando la guerra è nel cuore e la diffidenza nell’animo, non c’è pace esterna che possa raggiungerci. E questo vale per tutte le situazioni di grande sofferenza nella nostra vita.
Sarebbe veramente bello se ognuno di noi potesse usare una lampadina per illuminare il proprio cuore e vedere quali sono le zone d’ombra, portarci la luce e comunicare a tutti le nostre vecchie ferite, i nostri piccoli o grandi traumi, far sapere che la guerra è finita.

Poter “aggiornare il software” e vivere veramente nel presente, lasciando al passato quello che gli appartiene, ci renderebbe sicuramente più allineati con quello che di fatto la vita richiede. Saremo anche maggiormente in grado di cogliere i frutti e le bellezze che la vita ci offre, invece che combattere contro i nostri fantasmi.

About the author

Pardini Chiara

- Mediatore Familiare
- Sportive Coach e Mental Training
- Coach in Programmazione Neuro Linguistica (PNL)
- PNL per Bambini
- Life coach, coach dell’identità e PNL umanistica
- Counselor olistico, Trainer con indirizzo comunicazione
- Coach Sistemico con le Costellazioni Familiari e Strutturali
- Studio del carattere con Enneagramma

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